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La vera faccia di James Blake

James Blake si è cercato a lungo, da qualche parte in quella terra di mezzo che si trova tra l’esuberanza dei suoi esordi e l’eleganza dei suoi ultimi lavori, e adesso sembra aver finalmente trovato la sua dimensione

Due anni e mezzo dopo l’ambizioso e sotto certi aspetti confusionario esperimento di The Colour in Anything, James Blake fa il suo rientro nel mercato discografico con un album da cui traspare una evidente crescita a livello musicale e umano, una maturità che mai prima d’ora aveva dimostrato di avere. James Blake si è cercato a lungo, da qualche parte in quella terra di mezzo che si trova tra l’esuberanza della dubstep dei suoi esordi e la sofisticata eleganza del soul che ha caratterizzato diversi dei suoi ultimi lavori, e adesso sembra aver finalmente trovato la sua dimensione.

Con le sue dodici tracce, Assume Form è un progetto che fonde i suoni dell’elettronica più sperimentale a quelli del cantautorato più classico; ognuna delle tracce riesce nell’intento di creare un’atmosfera ben definita grazie ai ricercati suoni di vari sintetizzatori e pads e alle diverse modulazioni della voce dello stesso James Blake, in alcuni casi persino auto-tune.

È evidente l’influenza del mondo dell’hip-hop americano, che Blake ha avuto l’occasione di esplorare nel corso degli ultimi due anni collaborando con artisti come Kendrick Lamar, Drake e Travis Scott. Non a caso la produzione di ben due delle tracce è affidata a Metro Boomin, la giovane mente dietro a pezzi come Congratulations di Post Malone, Mask Off di Future e Bank Account di 21 Savage, vale a dire alcuni tra i più grandi successi della trap/rap americana degli ultimi anni.

Anche le collaborazioni evidenziano una grande crescita a livello artistico, mai così tante in un progetto di James Blake, e mai così importanti. Dal Travis Scott più vulnerabile degli ultimi tempi in Mile High alle taglienti rime della leggenda dell’hp-hop vecchia scuola Andrè 3000 in Where’s The Catch?, passando per un’atmosfera più ispanica nella collaborazione con la giovane cantante spagnola Rosalìa in Barefoot In The Park, James Blake riesce a creare un progetto vario da un punto di vista dei generi, ma coeso nell’approccio e nell’intento di dimostrare che non è più il sad boy che la rivista americana Pitchfork lo aveva accusato di essere, ma un artista a trecentosessanta gradi.

Si nota anche un cambiamento nelle tematiche che emanano ancora la vulnerabilità e la malinconia caratteristiche della discografia di Blake, ma che non sfocia più in una tristezza senza speranza, ma in consapevolezza e ottimismo, dettati dalla nuova, finalmente stabile relazione con la modella e presentatrice Jameela Jamil, a cui è dedicato è l’album. Insomma, Assume Form è un progetto consapevole, coeso ma vario, attraverso il quale James Blake trova la sua identità e, per l’appunto, assume una forma credibile anche in prospettiva per il suo futuro come artista.