in

La nuova direzione di Fedez

Arrivato al sesto disco, Fedez si è voluto liberare da ogni logica discografica: «”Paranoia Airlines”? Non credo venderà molto». Il rapper si racconta, dai featuring con LP e Emis Killa alI’accordo di riservatezza che lo lega a J-Ax

«Paure da esorcizzare per non trascinarsele col tempo. Quindi Paranoia Airlines: credo che questa associazione di parole rispecchi appieno l’ultimo anno e mezzo della mia vita. Ansie che è venuto il momento di superare». Da qui il titolo del nuovo album di Fedez, in uscita venerdì prossimo per Sony Music e che il rapper ha presentato alla stampa questa mattina, nel corso di un incontro organizzato all’interno dell’aeroporto milanese di Linate.

«Nelle sedici tracce che compongono l’album, provo a sviscerare diversi tipi di paure. In Fuck The Noia feat. Annalisa parlo della sensazione di apatia, che può affrontare anche chi apparentemente ha una vita perfetta. Che cazzo ridi è la descrizione di un mondo disilluso e disincantato, che credo di conoscere piuttosto bene. La title track è la spiegazione di come l’amore possa salvare la vita. Spregi e difetti per me è una sorta di mantra: la crescita parallela alla perdita di leggerezza e spontaneità. E poi c’è Prima di ogni cosa una canzone molto intima che ho dedicato a mio figlio Leone».

Secondo Fedez, non la classica canzone che un padre scrive per il proprio bambino: «Alcuni cantautori con questo tema hanno risollevato le loro carriere. Io avrei potuto scrivere un testo dal significato universale, ma non ce l’ho fatta. Mi è venuta così: molto intimo, molto personale, che parla solo di noi due. La canzone è stata certificata disco di platino e non me lo aspettavo». Il disco è ricco di collaborazioni: da Zara Larsson a Tedua e Trippie Redd, da Annalisa a Emis Killa e poi LP e la Dark Polo Gang. «Sono nate quasi tutte per caso. Tranne i featuring con Zara Larsson e Trippe Redd, ovvio», spiega.

«La collaborazione con Trippie Redd è stata folle. Non si decideva ad andare in studio a registrare, però si premurava di chiamarmi tutti i giorni per farmelo sapere. Quando finalmente ha inciso la sua parte e il pezzo era pronto, ho sentito l’urgenza di pubblicarlo immediatamente. Sapevo che nel giro di pochi giorni sarebbe uscito Holding Out for You, il singolo con Zara Larsson, ma sono arrivato a un punto della mia carriera in cui voglio fare esattamente quello che desidero fare».

L’altra collaborazione internazionale, quella con LP: «Mi trovavo in studio con Michele Canova, quando abbiamo incontrato Mark Jordan (ex manager di Rihanna ndr.), che ora lavora con gli Imagine Dragons – racconta il rapper – È stato lui a presentarmi LP. Le ho fatto ascoltare una bozza di quello che era Paranoia Airlines e lei mi ha proposto di scrivere il ritornello di uno dei brani. Io ovviamente ho accettato al volo».

E proprio Michele Canova è una delle figure chiave di questo disco: «Ci eravamo conosciuti tanti anni fa, ma ci eravamo subito stati sulle palle. Poi a distanza di tempo ci siamo rivisti a Los Angeles e abbiamo scoperto di avere molte affinità. La cosa bella di lui è che è esclusivamente un produttore, non ha quindi la “sindrome dell’artista mancato”: sa esattamente quando è il momento di fare un passo indietro e quando, al contrario, deve imporsi».

Dietro alcune tracce del disco troviamo poi Takagi & Ketra. E poi ancora una collaborazione che merita una menzione: quella con Emis Killa. «Siamo praticamente cresciuti insieme. A diciotto anni eravamo sotto la stessa etichetta… sfigata. Aveva deciso di puntare su di lui, che infatti è esploso, mentre io me ne sono andato. Per un po’ le nostre strade si sono divise. Continuavamo a sentirci al telefono, ma non riuscivamo mai a incastrare i rispettivi impegni per fare qualcosa insieme. Abbiamo sempre nutrito una sana invidia per i progetti reciproci. Sono veramente contento di essermi riavvicinato a lui».

Per un’amicizia che rinasce, una collaborazione che diventa sempre più fredda: quella con J-Ax. Intorno alla fine del loro sodalizio c’è un accordo di riservatezza. Quella stessa riservatezza di cui Fedez ha deciso di riappropriarsi. «Sì, ma non parlo dei social, perché per me le storie e le foto su Instagram non sono una maniera per mettere in mostra la mia vita. Tanto pubblico solo quello che voglio. Sono figlio di questi tempi e vivo come un qualsiasi ragazzo di trent’anni che non distingue la sua persona dal personaggio».

Forse anche per questo nel corso dell’incontro, il pensiero corre ad Avicii: «Ho visto il documentario sulla sua storia e sono rimasto impressionato. Soprattutto paragonandolo a un ragazzo come Martin Garrix, che ha raggiunto il successo a quindici anni e che riesce a tenere duecento concerti all’anno. Non ha una casa, vive sugli aerei: ma lui è nato per quella vita. Una stessa vita che allo stesso tempo può annientare altre persone».

Non saranno duecento concerti, ma una buona dose di date quelle che vedrà Fedez impegnato sui palchi dei palasport delle principali città italiane. Sembra impossibile, ma si tratta della prima tournée da solista del rapper nei palazzetti dello sport. Primo show il 15 marzo al Mandela Forum di Firenze e ultimo il 14 aprile alla Zoppas Arena di Conegliano,  con la tappa in programma al Mediolanum Forum di Milano l’8 aprile già sold out e un bis d’obbligo, di cui manca solo la conferma. Intanto, Fedez si gode il successo di quest’album. Ma non troppo. «Credo che questo disco non venderà molto, perché io non lo seguirò più di tanto. Adesso ho altre priorità. E niente concerti estivi: non voglio che Paranoia Airlines abbia una vita troppo lunga».