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David Bowie, sessualmente trasmissibile

Ci si potrebbe interrogare sulla sua iconicità, sul fatto che possa essere addirittura più riconoscibile di Gesù Cristo. E non è blasfemia, solo una provocazione. Perché forse mettersi una corona di spine in testa avrebbe attirato meno l’attenzione di un fulmine rosso sull’occhio

David Bowie

Oggigiorno parlarne è lecito (più o meno). Che tu sia gay, bisessuale o eterosessuale, è quasi un dovere morale esprimerlo senza cadere vittima di facili banalismi. È quasi un fatto di ostentazione nel manifestare il proprio orientamento con trasparenza ed orgoglio, che in inglese si dice proprio pride, parola che ha però anche l’accezione meno nobile di superbia, uno dei sette vizi capitali. Ma se questa battaglia sociale è stata in parte vinta, se i tabù sul sesso e sulla sessualità sono stati parzialmente abbattuti, beh forse è anche grazie a tre personaggi cardine – anche loro sì, molto orgogliosi e superbi – del nostro secolo: Ziggy Stardust, Alladin Sane e il Duca Bianco.

Forse a qualcuno di voi suonano nuovi, ma questi sono i principali alter ego di David Robert Jones, also known as David Bowie. Ma vi prego, non chiamatelo cantante. Mr. Bowie non è neanche un attore, per l’amor del cielo! Egli è un esteta (talvolta un’esteta), un comunicatore, un provocatore, un messia, ma anche un alieno, un romantico depresso e un duca. Perché non importa se la nobiltà sia solo una questione di titoli o convenzioni ereditarie, di certo nessuno si scandalizzerebbe se, tagliandosi, dal corpo di David Bowie fosse uscito sangue blu.

Ci si potrebbe interrogare sulla sua iconicità, sul fatto che possa essere addirittura più riconoscibile di Gesù Cristo. E non è blasfemia, solo una provocazione. Perché forse mettersi una corona di spine in testa avrebbe attirato meno l’attenzione di un fulmine rosso sull’occhio. Perché Bowie è Bowie, c’è poco da fare. Che vogliate ammetterlo oppure no, un po’ tutti lo amano.

Ma ecco che sorge spontaneo interrogarsi sul ruolo sociale che egli ha avuto attraverso i suoi personaggi lungo i quasi settant’anni di vita e di carriera. Eh già! Perché mi sembra ovvio che uno come lui è nato già star, ben prima di imparare a strimpellare una chitarra e cantare qualche (capolavoro di) canzone. Ecco dunque i tre David Bowie che hanno segnato la sessualità del novecento.

ZIGGY STARDUST

Questo primo alter ego nasce in concomitanza con l’uscita del quinto album in studio di Bowie, The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, uscito nel 1972. Egli – o esso? – è una rockstar aliena venuta sulla Terra come messaggero e intermediario tra le due civiltà, la sua e la nostra. Ziggy ha una benda sull’occhio, gli orecchini e una folta chioma rossa. Qualcosa che ancora oggi sembra provenire effettivamente da una dimensione non identificata. Gli indumenti glam con pantaloni all’ultima moda aliena e gli immancabili Moon Boots fanno da cornice al personaggio più improbabile della sua epoca.

ALADDIN SANE

David spiegò che quando «Ziggy va in America, diventa Aladdin Sane». Questo personaggio è dunque la naturale evoluzione del primo e rappresenta (sembrerebbe) un tributo (non troppo delicato) a suo fratello Terry, al quale fu diagnosticata la schizofrenia. Se giochiamo un po’ con le lettere e la pronuncia è possibile individuare la frase “A lad insane” cioè “Un ragazzo folle”. Di certo questo alieno imborghesito ha un ruolo centrale nella storia della libertà sessuale negli Stati Uniti. Risalgono infatti a questo periodo le prime dichiarazioni forti di Bowie e il suo outing circa la sua omosessualità prima e bisessualità poi. La mia modesta idea a riguardo è che Bowie avesse provato nuove esperienze ma che ad ogni modo fosse sempre rimasto etero. Ma il suo era un modo per dire «se fossi gay non ci sarebbe nulla di male» e infatti negli anni diventò icona del movimento gay britannico. Sono gli anni dell’omonimo album e del celeberrimo fulmine rossoblù.

IL DUCA BIANCO

È il personaggio della conflittualità interiore, del bipolarismo tra romanticismo e sessualità. Bowie stesso dichiarò che i lavori di quell’era sembravano scritti da un’altra persona. Eppure è chiaro che sotto quel gilet nero e quel ciuffo platino, si celassero tutte le insicurezze del David uomo, fragile e imperfetto, vittima di tossicodipendenza e depressione.

Ormai l’alieno è prossimo al raggiungimento del suo obiettivo e sta per concludersi la sua missione sulla Terra. Sembra essersi affievolito l’effetto i suoi superpoteri, ma quello del secondo Bowie non è stato certo un declino. La sua vecchiaia, la malattia e il dolore pregnano infatti la sua esistenza di un enorme nuovo valore. Egli ha concepito la propria vita come un’opera d’arte, e c’è riuscito. Sulla sua biografia si legge “nato a Londra, morto a New York” ma a noi piace pensare che fosse venuto da un’altro pianeta e che tre anni fa, vi sia tornato.