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I nuovi The 1975, profondi e poliedrici

“A Brief Inquiry Into Online Relationships” è un caleidoscopio sulla società moderna, con i suoi limiti e le sue dipendenze, un’apologia delle debolezze del genere umano

Il terzo album in studio dei The 1975 rappresenta un punto di svolta per la band di Manchester. Esso si distacca dai lavori precedenti sia per la ritrovata consapevolezza di sé, sia per lo stile più deciso. Le sonorità rispecchiano la continua voglia di sperimentazione, spaziando dal pop all’electro, dal jazz al rock, passando persino per la pop-dance di TOOTIMETOOTIMETOOTIME, forse l’unica nota stonata di questo disco.

La critica all’età contemporanea viene analizzata in ogni suo singolo aspetto: con uno sguardo quasi futurista, troviamo The Man Who Married a Robot, un monologo pungente recitato da Siri (in stile Fitter Happier dei Radiohead) che descrive la solitudine dell’uomo moderno intrappolato nella dipendenza da Internet. Poi c’è Love It if We Made It che dipinge, con qualche cenno autobiografico (l’abuso di eroina da parte del frontman Matty Healy), la decadenza della società moderna, destinata alla regressione (“Modernity has failed us” è la frase più rappresentativa del disco).

Insomma, A Brief Inquiry Into Online Relationships è un caleidoscopio sulla società moderna, con i suoi limiti e le sue dipendenze, un’apologia delle debolezze del genere umano. L’ampia gamma di stili e le numerose sfaccettature dei contenuti, rendono difficile etichettare l’intera opera, che risulta poco omogenea, frammentaria. Chissà, la mancata coesione vuole essere anch’essa un omaggio ai nostri tempi caotici e sregolati?