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Frances Cobain è diventata una miserabile rocker

È tutta una dialettica padre-figlia, in quelle parole di Kurt nella sua lettera di addio e in quelle del brano di Frances, pubblicato in questi giorni sui social

Frances Cobain

“Meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente“, con questa frase (di Neil Young) Kurt Cobain diceva addio al mondo in quel lontano, ma sempre vicino, aprile 1994. Ma c’è molto altro nella lettera diventata manifesto programmatico della cultura grunge. Kurt Cobain è stato un cattivo esempio per il genere umano (“Nei confronti del quale è avverso dall’età di sette anni”), e proprio per questa incapacità di accettare che la sua musica e la sua attitudine diventassero simbolo di una generazione, alla fine si è tolto la vita (complottisti permettendo, i quali delineano in Courtney Love la mandante dell’omicidio).

C’è però un passaggio oscuro nella lettera, specie per chi non è molto appassionato della storia dei Nirvana; si tratta del paragrafo che introduce alla seconda parte (la lettera, a seguito di studi semantico-psicologici, sembra essere stata scritta in due momenti diversi). In quelle righe Kurt fa riferimento alla figlia, oggetto di attenzioni proprio nelle ultime ore, a seguito della pubblicazione sui social di un nuovo brano. Cobain scrive: “Ho una moglie divina che trasuda ambizione e empatia e una figlia che mi ricorda troppo quando ero come lei, pieno di amore e gioia. Bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l’idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me”.

L’ultimo concetto fa raggelare il sangue, in special modo se si fa riferimento alle indiscrezioni riguardanti Frances che popolano i tabloid e che la indicherebbero come già scritturata da Columbia Records. È tutto nella dialettica padre-figlia, in quelle parole di Kurt e in quelle del brano di Frances (“No one told me how I should love myself/Damn near killed me/Damn near killed myself/I’ve been stuck inside your time capsule/Don’t you think you ought to let me go”. Anche per chi è un po’ a digiuno di inglese è facile capire, se non il senso lato del brano, quantomeno l’intenzione comunicativa.

Frances Cobain

Troppe keyword nel pezzo, troppi riferimenti al passato, troppi punti in comune con il pioniere del grunge. Il riferimento al suicidio, alla macchina del tempo, “Non pensi che dovresti lasciarmi andare?” Dove? Verso cosa? Attraverso gli errori? Frances sta forse chiedendo di poter sbagliare in autonomia? Il tempo risponderà a questi leciti quesiti. Perché se Kurt Cobain aveva troppi fratelli (i suoi fan), beh è chiaro che anche Frances è stata cresciuta in questi anni, suo malgrado, da decine di madri e padri in giro per il mondo.

Di seguito trovate il brano in questione, raccolto direttamente dal profilo Instagram della ragazza. Inutile dire che c’è molto di Kurt in Frances; la chitarra, la progressione armonica, i capelli, gli occhi, la dolcezza e la dannazione, e un cuore ferito.