in

Marco Mengoni: «La società sta regredendo»

La sensazione è che Marco Mengoni non si sia piegato alle dinamiche del business. Due anni fa è sceso dai palchi per entrare nella sua testa: «Mi sono costretto a stare da solo»

Marco Mengoni, foto di Carolino Amoretti

L’ultima apparizione di Marco Mengoni di fronte alla stampa risale a tre anni fa e per un artista con neanche dieci anni di carriera alle spalle, tre anni di stop dagli studi di registrazione sono veramente tanti. Troppi. Ma Marco – forse l’unico vero superstite dei talent – ha trasformato questa lunga attesa in un disco – Atlantico – che si presenta come un mix di esperienze, viaggi e suoni: «Due anni e mezzo fa sono partito allontanandomi dai tre anni intensi del mio ultimo progetto. Ero tanto scarico, avevo dato tutte le energie che avevo a disposizione in quel periodo. Avevo desiderio, voglia e necessità di ricrearmi, andando a prendere degli input nuovi. Ho fatto un sacco di viaggi. Viaggi pragmatici, mentali, psicologici poiché sono andato a staccarmi dalla mia vita, dalla mia quotidianità. Quando ci si allontana e si sta soli si capiscono moltissime cose», racconta Marco.

La sensazione è che Marco non si sia piegato alle dinamiche del business. Le dinamiche che vogliono un iPhone all’anno sul mercato, un album di inediti ogni anno e mezzo, una nuova serie tv di punta al mese e un trend topic ogni ventiquattro ore. Marco è sceso dai palchi per entrare nella sua testa: ha cercato di assecondare il suo desiderio di conoscenza del mondo esterno ed interiore, di mettere in comunione, di farli dialogare attraverso linguaggi nuovi e diversi: «Mi sono costretto a stare da solo. Mi sono costretto a pensare a quello che è successo in questi ultimi anni. Ma parallelamente mi sono preso anche del tempo per vivere la mia vita quotidiana. Sai, quando succedono delle esperienze molto forti nella vita, il nostro cervello meccanicamente sposta tutto in un luogo dove congela tutte quelle emozioni lì. Io ho voluto aprire questo congelatore per tirare fuori pezzo per pezzo queste esperienze e lavorarle bene».

Atlantico è un incubatore di sentimenti, odori, colori, suoni e parole appartenenti a campi semantici apparentemente discordanti ma in fondo complementari come testimonia la coppia, presto trittico di singoli, estratti dal nuovo album (Hola (I Say) con Tom Walker sarà da domani in rotazione radiofonica). Una gestazione dunque lunga e navigata, come statisticamente accade con i grandi album: «Due pezzi del disco sono stati prodotto da Pablo Diaz-Reixa, in Spagna lo chiamano El Guincho. Ha accettato con un’energia pazzesca. Abbiamo comunicato molto durante quel periodo perché io volevo che i pezzi rimanessero fedeli all’idea che avevo e lui è stato super disponibile e ci ha messo un’energia strana. Forse era più carino di me».

Marco Mengoni, foto di Carolino Amoretti

Ci tiene particolarmente a questo progetto, lo si capisce dalle sue parole. Ci tiene talmente tanto che ha un’urgenza quasi incontrollata di farlo ascoltare al suo esercito. Un’urgenza che ieri notte si è trasformata in un secret show alla Stazione Centrale di Milano durante il quale ha eseguito live cinque brani, tre dei quali inediti. Di fronte a lui una manciata di giornalisti inviati nella tarda mattinata di mercoledì (c’eravamo anche noi, sulla nostra pagina Instagram trovate le stories che raccontano l’evento) e alcuni fan che si sono ritrovati casualmente (e fortunatamente, aggiungerei) in stazione a quell’ora. Un concerto intimo, lontano anni luce dai mega show che da aprile porterà nei palasport. C’è già intorno a lui chi pensa agli stadi, ma Marco preferisce procedere step by step: «Sono una persona cauta e poi nei luoghi più raccolti sento molta più vicinanza con il pubblico. Per gli stadi c’è tempo».

Nel disco Mengoni parla di Muhammad Alì e Frida Kahlo nella sua condizione più verace e intima. In La casa Azul una storia difficile e dolorosa che però l’ha portata ad essere una figura eccezionalmente carismatica. Per questo pezzo, un cameo inaspettato, Adriano Celentano che si inserisce a sorpresa nell’inciso dando un’impronta inconfondibile a questo brano. Atlantico ha anche un fil rouge sociale che lega tutte le canzoni: «É importante oggi essere noi stessi ed è importante soprattutto lottare per le cause giuste al fine di abbattere tutti quei muri che si stanno ricreando nel mondo. Trovo ciò assurdo. Veramente. Pochissimo tempo fa è stato abbattuto un muro e il fatto che oggi si vogliono ricreare queste frontiere mi dà la sensazione che la società stia regredendo indietro invece di andate avanti», spiega Marco. «Questo sarà sicuramente uno dei messaggi che porterò in giro nei prossimi mesi».

Marco Mengoni annuncia oggi un nuovo tour europeo che anticiperà la tournée nei palasport che partirà il prossimo 27 aprile da Torino e che, dopo il boom di vendite, triplica le date di Milano e di Verona. Show raddoppiato anche a Roma, con nuova data il 10 maggio.