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Il primo capello bianco dei Måneskin

“Il ballo della vita” è un prodotto maturo ed eterogeneo che spazia dal pop di Alice Merton al rap di Vegas Jones: la review in anteprima del disco d’esordio dei Måneskin

Il ballo della vita è il primo album d’inediti dei Måneskin. Il gruppo romano, uscito da X Factor meno di un anno fa con un secondo posto – che col senno di poi risulta più come una medaglia d’oro che d’argento – non si è fatto aspettare e per questo autunno ci ha regalato dodici brani pieni di sfumature e generi, di cui due, Morirò da Re e Torna a casa, già approdati nelle nostre radio come estratti.

I Måneskin si sono fatti conoscere al grande pubblico grazie al talent show, mentre oggi, sempre giovanissimi ma più maturi, ci regalano il loro frutto migliore. Eclettici, eccessivi e talentuosi i quattro componenti del gruppo romano ci avevano catturato precedentemente con il loro singolo Chosen il cui videoclip trasuda quell’attitudine scorretta propria delle rockstar maledette che i più vetusti andavano cercando col lanternino dagli anni ‘70. Oggi i quattro spiriti liberi del rock nostrano tornano con un album completo, più agguerriti che mai.

Difficile inquadrarli in un qualche genere, i Måneskin hanno sempre sostenuto la loro unicità, frutto dei diversi background dei componenti. Damiano, frontman indiscusso, proviene dal soul, Victoria, al basso, regala la sua anima pop, Thomas e la sua chitarra impongono la passione per il rock & roll e infine Ethan alla batteria riporta alla sua essenza jazz.

Questa eterogeneità di frequentazioni musicali si palesa in Fear For Nobody che (ad esser clementi) ricorda vagamente No Roots di Alice Merton. Are You Ready ha una sezione ritmica reggae arricchita dall’iconico hi-hat trap che ha penetrato ormai da un po’ ogni strato della musica. E a proposito di trap, c’è un featuring con Vegas Jones: Damiano non indossa l’armatura invincibile dell’autotune ma qualche skrt nelle retrovie del mix sono evidenti e, nel complesso, non infastidiscono (“Io voglio rubare la libertà/Perché me la sono vista portare via/Regalare alla mia gente verità/Diventare legenda della mia via/Perché non è questione di abilità/Dentro me ci sta il bacio della magia/Quindi vi voglio tutti fuori da qua/Fuori dal mio regno questa è casa mia”, canta Damiano nella prima strofa di Immortale).

“La bellezza della diversità salverà il mondo” è una citazione che senza dubbio torna alla mente, ascoltando questo loro primo album, forse qui non sarà il mondo ad essere salvato ma la speranza di avere bella musica sì. Se questo plurilinguismo di cui sopra può apparire in un primo momento fastidioso, con il susseguirsi dei brani questo fastidio cresce a dismisura rendendo però Il ballo della vita un prodotto unico, riconoscibile e interessante.

In questo cielo variegato un filo rosso c’è ed è Marlena; emozione, sensualità, sesso, musa ispiratrice, non sappiamo chi sia realmente ma è senza alcun dubbio un’arma vincente per dare in modo diverso continuità ad un album che suscita così tanti stati d’animo. Le potenzialità per crescere e conquistarsi un bel posto sul piano musicale italiano ci sono, per ora la loro giovanissima età e la fame di conquista li ha portati molto più lontano di quanto (probabilmente) loro stessi sperassero.