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Achille Lauro: «Il rap italiano è imbarazzante»

Odia il rap italiano, ama Calcutta e Coez. «Una canzone contro Salvini? Non la farei mai». Da Sanremo al sogno degli stadi: Achille Lauro si racconta

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Con il nuovo disco Achille Lauro ha preso definitivamente le distanze dal rap e dalla trap: «Il rap e i rapper italiani sono imbarazzanti, anche se all’inizio ci siamo ritrovati per errore in quel “campionato”. La cosa che più mi fa incazzare è che esaltano una realtà che non gli appartiene e le persone che veramente vivono in quelle realtà sono le prime che sognano di uscirne». Il cambio di direzione sarà ancora più evidente con l’inizio del tour autunnale: Achille e Boss Doms (il suo produttore) stanno lavorando per passare da una formazione cantante e deejay a una cantante e band. Una formazione alla Judas Priest che Achille sogna di portare in futuro a San Siro.

Pour l’Amour – questo il titolo dell’album – è un viaggio psichedelico all’interno del suo pianeta con un approccio stilistico quasi cantautoriale. Lo si capisce quando parte Penelope, l’ultima traccia del disco nonché il brano più radiofonico dell’intero lavoro (“Dietro la finestra il temporale / Chiude le tende chi vuole scopare / Attratti dalla pioggia sotto cui moriamo / Il cuore diventa piccolo più noi cresciamo / Ma forse so io il deficiente / Dovrei crescere e avere niente”, canta nella seconda strofa).

Il testo sembra essere uscito dalla penna di Coez la melodia invece sembra essere stata ideata per andare a Sanremo: «Anche nei pezzi più pop manteniamo la nostra anima. Andare a Sanremo sarebbe una figata. Io non ho nulla contro la televisione e i talent (spoiler: sarà probabilmente tra gli ospiti della prossima edizione di X Factor ndr.). Quello che critico di Sanremo è che gli artisti spesso portano brani studiati per diventare delle hit, mentre secondo me si dovrebbero portare semplicemente delle belle canzoni. A me le canzoni sole, cuore, amore, spiaggia, palme fanno schifo mentre amo le canzoni cantautoriali di spessore come può essere un brano di Coez o di Calcutta».

E proprio come gli artisti della nuova scena cantautorale italiana, Achille ha scelto di non sporcare la sua arte con la politica: «Una canzone contro Salvini? Non la farei mai. Della politica ordinaria non me ne fotte assolutamente un cazzo. Nelle mie canzoni incito la gente ad usare il proprio cervello per prendere decisione e a fottersene di tutto e tutti».

Il futuro? Achille ha già pronti due dischi che «non c’entrano nulla con Pour l’Amour né tantomeno tra di loro». «Come tutti gli artisti so come saranno i prossimi dischi, come si evolverà la mia musica ecco perché quando gli altri rapper mi copiano io ci rido sopra. Il mio sogno? Raggiungere palchi giganti come gli stadi (cita San Siro e l’Olimpico ndr.) e perché no, un bel tour mondiale».