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Bugo: «La vita è a metà tra rompersi i coglioni e godersela»

Bufo, foto di Michele Piazza

Bugo è uno che non scende a compromessi. Lo si capisce dalle prime note di RockBugo, la raccolta dei suoi più grandi successi in uscita a fine maggio: mentre tutti si buttano sul pop fatto di synth e auto-tune, lui ha scelto di incidere un disco rock, fregandosene della moda. D’altronde l’aveva dichiarato nel corso dell’ultimo tour: «Basta elettronica, torno al rock puro al cento per cento». Una chitarra e un amplificatore per ripartire dal grado zero della musica, spazzando via sovrastrutture e artifici e ricominciare dalla fase primordiale del suono e dalle origini del rock.

Per il suo ritorno rock Bugo ha allestito il suo quartier generale al Monolith di Brescia, dove sta preparando proprio in questi giorni il suo nuovo show che debutterà nei prossimi giorni con due date in anteprima: il 23 al Serraglio di Milano e 25 al Monk di Roma: «Sarà un ritorno alle origini», mi anticipa senza scendere troppo nei particolari. «Riparto come agli inizi degli anni ’90».

Cosa hai fatto nell’ultimo anno?
Mi sono allontanato dai social per portare avanti RockBugo che mi ha occupato moltissimo tempo. Per realizzare questi progetti ci vuole minimo un anno.

Ti sei allontanato dai social e hai anche cancellato tutti i post, come a dire: «Ora ricomincio da zero».
Esatto, che poi in realtà mi sono fatto aiutare dal mio management perché cancellare tutti quei post era una rottura di coglioni immensa (ride). L’idea comunque era quella. Da artista avevo bisogno di trasmettere al pubblico la mia volontà di ripartire da zero anche se poi in realtà non si parte mai del tutto da zero.

Ultimamente tramite Facebook te la sei presa un po’ con tutta la nuova scena musicale italiana, però non ci credo che non ti piace proprio nessuno.
Ma non ce l’ho mica con loro, io lo faccio solo per far arrabbiare la gente; è un gioco. Il problema di fondo è che ci si prende sempre troppo sul serio. A differenza degli altri io non uso i social per fare il leccaculo o il filosofo di turno. Poi se Gabbani non mi piace lo dico però, perché poi nessuno va a notare quando dico che Vasco è il numero uno? Poi non è vero che non mi piace nulla, solo che non lo dico. Mi diverto di più a far incazzare i gruppi indie (ride).

Ai giornalisti interessa creare la polemica, non è una novità.
So che la stampa è così e ci gioco. Sicuramente vorrei un ambiente musicale un po’ più sciolto e meno permaloso.

Pensi di aver esagerato con qualche collega?
Ma anche se avessi esagerato non mi interessa. Io quando parlo di qualcuno, parlo sempre dal punto di vista musicale. Se i Thegiornalisti fanno adesso un tipo di musica che a me non piace e si gasano perché vanno in classifica con un pop che è uguale a tutto il pop del mondo ci rido e lo dico senza problemi. Esagerare? A volte esagero, ma la vita è anche questo.

Tornando alla tua musica, perché la scelta di abbandonare l’elettronica?
Non mi divertiva più e poi lo trovo anche un genere molto vecchio. Mi auguro veramente che le mie origini trapiantate nel rock anni ’90 mi convincano che la strada che sto prendendo sia quella giusta. Anche se so, francamente parlando, che è una strada molto difficile; in Italia il rock non va di moda.

Prima hai citato Vasco, in RockBugo c’è anche una sua cover. Io la trovo una scelta rischiosa, tu no?
Quando qualcuno mi dice che è rischioso fare una cover di Vasco è proprio il momento che la faccio (ride). Anche perché non bisogna dimenticare da dove veniamo. Io adoro Vasco. Fronte del Palco è stato uno dei primi concerti che ho visto. Era un pischello. Vasco, ma anche i Nirvana e gli Oasis, mi hanno cambiato la vita.

Nel 2018 cantavi che ti rompevi i coglioni a guardare la tv, nel 2018 di cosa ti sei rotto i coglioni?
Di un sacco di cose (ride). La vita è a metà tra rompersi i coglioni e godersela. La falsità comunque è la cosa che più mi rompe i coglioni. Oggi l’umanità non riesce a vivere bene perché siamo falsi.

Stai già pensando al nuovo album d’inediti?
Non ci sto ancora pensando ma credo che uscirà il prossimo anno. Il sound? Ovviamente sarà rock.