in ,

Il mito della “Rossa” rivive sul grande schermo con “Ferrari 312B”

Arriva al cinema solo il 9, 10 e 11 ottobre “Ferrari 312B”

È il 1970, quando le officine di Maranello sfornano il modello che cambierà per sempre il mondo delle corse e contribuirà al prepotente riscatto della Scuderia Ferrari, dopo anni bui, inaugurando un decennio di successi senza precedenti nella storia del Marchio. Nasce la 312B.
Quarantasei anni dopo la sua ultima apparizione in pista, la Ferrari 312B, iconica vettura di un automobilismo tutto brividi e spettacolo, torna a nuova vita grazie alla passione dell’ex pilota Minardi Paolo Barilla, che decide di affidare il restauro della vettura dei suoi sogni allo stesso uomo che la ideò, quel Mauro Forghieri, progettista della “Rossa” per oltre un ventennio, con l’ambizioso obiettivo di farla gareggiare ancora una volta, sull’affascinante circuito di Montecarlo.
Il tutto è finito in un docu-film diretto da Andrea Marini che sarà al cinema solo il 9, 10 e 11 ottobre. «Il produttore Paolo Tarpini – ci spiega il regista – ha subito intuito che quella poteva benissimo essere una trama cinematografica ed ha deciso di contattarmi. Abbiamo girato oltre 150 ore di materiale in 4K ed ho avuto l’onere ma soprattutto il piacere di selezionarlo e montarlo fino ad ottenere un prodotto che potesse funzionare sul grande schermo».

Ferrari 312B – questo il titolo del docu-film – illustra, tra l’odore di benzina ed il frastuono delle saldatrici, nella maniera più autentica possibile i sacrifici e le difficoltà che un appassionato team di meccanici, sotto l’autorevole supervisione dell’ ingegner Forghieri, devono superare nel tentativo di restaurare da cima a fondo la macchina, pesantemente deteriorata dagli anni di inattività, permettendole di rinascere dalle sue stesse ceneri, quasi fosse l’araba fenice, e di poter tornare nel suo habitat naturale, quello delle competizioni. Il tutto senza rinunciare a mostrare ed evidenziare momenti di tensione e sconforto, a cui a turno, tutti i membri del team sono sottoposti, di fronte ai problemi che quest’ardua sfida presenta.

Cosa rende così speciale questo modello anche a così tanti anni di distanza dalla sua ideazione? Marini non ha dubbi: «La sua semplicità, il vedere che tra pilota e un’altra vettura c’è solo un serbatoio ed un pezzo di lamiera, le sue piccole dimensioni, la cura di ogni suo più piccolo particolare, la vicinanza del pilota con l’asfalto, la straordinaria vittoria di Monza… ancora oggi é un mistero per cui il Cavallino ed in particolare questo modello è così mitologico e così vivo nell’immaginario collettivo».

Impreziosito da voci del calibro di Jacky Ickx, Niki Lauda, Jakie Stewart, Gerhard Berger, Damon Hill e filmati di repertorio, Ferrari 312B con un lungo flashback riporta lo spettatore “dentro” le turbolente vicende che hanno caratterizzato il campionato di Formula 1 1970: dal duello per il titolo tra due “cavalieri” del rischio del calibro di Jochen Rindt su Lotus e Jackie Ickx su Ferrari, alla straordinaria vittoria del team di Maranello al Gran Premio d’Italia, grazie a quel Clay Regazzoni che il Drake amava definire «viveur, danseur… e a tempo perso pilota», fino alla straziante scomparsa nello stesso week-end di gara dell’austriaco Rindt, primo ed unico campione “postumo” nella storia di questo sport, in quegli anni così crudeli, ma forse proprio per questo dal fascino irresistibile.

Il racconto poi assume toni epici quando si sofferma sui primi piani “protagonista femminile”: quella Ferrari 312B, così maestosa grazie al mitico motore V12 che la sospinge, progettato per «poter stare nell’ala di un aereo», ma al contempo affascinante e capricciosa, come fosse una diva di Hollywood.
Tutto questo non sarebbe possibile senza la profonda passione per l’automobilismo che ispira l’abile regia di Andrea Marini: «Avevo già visto a suo tempo Rush e l’ho rivisto insieme anche ad un altro grande film sull’argomento come Grand Prix. La loro visione è stata utile per capire cosa del mondo dei motori può emozionare il grande pubblico ma Rush risente, come altre pellicole hollywoodiane, di una drammatizzazione e spettacolarizzazione eccessiva, nel nostro lavoro invece la veridicità occupa il primo posto. Vanto principale della nostra produzione è proprio quella di aver posto un’attenzione minuziosa su ogni particolare, sia esso tecnico o storico. Non c’è un errore».

Andrea Marini pretende di cogliere ogni singolo momento dell’opera di restauro dei meccanici, anche a costo di ottenere qualche immagine fuori fuoco o peggio, di prendersi i rimproveri dell’ingegner Forghieri, detto “furia”, da sempre insofferente alla presenza delle telecamere in officina. Ma il suo lavoro diventa esaltante grazie alle fantastiche inquadrature, nitide oltre l’immaginabile, della macchina in pista. Le telecamere piazzate ovunque sulla vettura permettono di ottenere riprese mozzafiato che proiettano lo spettatore direttamente dentro l’abitacolo, rendendolo in grado di percepire distintamente oltre il leggendario rombo del V12 anche il lavoro della più piccola parte meccanica presente sulla vettura.
Il film inoltre grazie alla tecnologia del 4K e dell’EclairColor consente la proiezione di immagini di una brillantezza e profondità straordinaria, che hanno il merito di esaltare la 312B facendoci venire voglia quasi di toccare lo schermo per la sua bellezza e nitidezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *