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Il ritorno a casa dei Subsonica

“8” è un lavoro ottimo, probabilmente il migliore se consideriamo la seconda parte di carriera, senza pretese radiofoniche e senza scappatelle pop

Subsonica, foto di Chiara Mirelli

È un grigio giovedì mattina d’ottobre, un viaggio in treno mi attende, gli occhi stanchi per le poche ore di sonno. Ma ogni volta che ciclicamente ogni tot anni arriva il momento di ascoltare il nuovo lavoro dei Subsonica, per noi amanti della musica italiana, l’hype è a mille. La band torinese è certamente tra le realtà più forti ed internazionali che possiamo vantare, e solitamente ogni loro lavoro regala una miriade di sfaccettature musicali e testuali interessantissime. Quindi trovo il sedile più comodo, lato finestrino (ovviamente), infilo le cuffie nelle orecchie, play.

Sono passati oltre tre anni dall’uscita di Una nave in una foresta, periodo durante il quale i cinque membri della band si sono dedicati ognuno ai propri progetti personali, tanto che nei fan aleggiava l’incubo di non vederli più. E invece la prima traccia di 8 mette le cose ben in chiaro: adesso siamo qui e ci siamo alle nostre condizioni. Jolly Roger apre l’album con frenesia e come un perfetto biglietto da visita ci fa capire che i Subsonica sono tornati alle origini, ripartono da quello stile urbano e street dei loro anni ’90, per la gioia dei fan di vecchia data.

L’Incubo (“È come stare appeso ad un laccio/Sospeso nel tuo spazio/Un altro errore e ti perderai laggiù/Senza far rumore”, canta Samuel nel primo verso), insieme al rapper torinese Willie Peyote, sembra più un esperimento per unire queste due entità così diverse, ma ne esce una traccia debole che stona con l’intero stile dell’album. Punto critico la conoscevamo già, è stata rilasciata qualche giorno fa, ma più la ascolto e più penso che sia un pezzo di una forza sovraumana. Il testo è perfettamente coerente con la scrittura di Max Casacci che ha fatto le fortune del gruppo, il tutto accompagnato da Ninja, che alla batteria è il solito martello.

Subsonica, foto di Chiara Mirelli

Il viaggio continua e ascoltando il successivo brano mi sento trasportato nel mondo dei videogame, perché sono convinto che per la base di Fenice, i Subsonica si siano ispirati ai suoni di Crash Bandicoot e Sonic. La fenice è una figura tirannica e preponderante e il pezzo è davvero forte, probabilmente ai live sarà uno dei preferiti dei fan. I toni si abbassano ed è arrivato il momento di giocarsi un’altra cartuccia: l’estremo calore della voce di Samuel, che naviga perfettamente sulla base tecno di Boosta, che cresce sempre più fino all’apice Non pensare più. Bottiglie rotte forse è l’unico vero singolone radiofonico che mette d’accordo tutti, i fan di vecchia data con i millennials. Il testo è estremamente attuale e tangibile,e parla del nostro bisogno costante di apparire ciò che in realtà non siamo tramite i social, come se fossimo “splendidi come star”.

Le due canzoni successive incarnano a mio parere tutta l’importanza che ha avuto e ha ancora adesso Boosta per la band. Le onde è un brano apparentemente strano, un pianoforte accompagnato dalla voce di Samuel, ma continuando l’ascolto scopriamo che le note del piano apparentemente semplici si trasformano in un campionamento in loop che creano una base alla Burial, semplicemente stupendo. Questo clima musicale trip hop continua quasi come se fosse un’unica traccia anche ne L’incredibile performance di un uomo morto, brano decisamente cupo e malinconico, ma che cresce in un finale tipico per i Subsonica, durante il quale l’emotività cresce e le cinque anime si mescolano perfettamente in un unico vortice.

In Nuove radici Max scrive di un tema poco conosciuto, ovvero dei cosiddetti Contadini 2.0., ovvero ragazzi che dopo aver studiato scelgono di lavorare la terra. Tutto il brano è sorretto da una linea di basso incalzante di Vicio, che forse non sarà l’uomo che fa accendere i riflettori, ma si conferma anche in 8 un tassello più che fondamentale per il groove della band. La penultima traccia dell’album si chiama Cieli in fiamme (ed è una piccola bomba). Sicuramente il brano più violento da tutti i punti di vista, Samuel torna dopo anni con un cantato molto oscuro, come accadeva in canzoni come Colpo di pistola o Corpo a corpo e la base ricorda tanto pezzi come Aurora sogna. I fan impazziranno. 8 sta terminando e l’ultima traccia, dal nome La bontà ed ha il compito di chiudere il cerchio ribadendo gli stessi concetti trovati nel brano di apertura, ma con una consapevolezza diversa. Qui c’è tutto quello che sono i Subsonica da più di venti anni: le armonizzazioni vocali, la chitarra acida, la base elettronica, la drum and bass, il crescendo finale, i brividi, il sudore, le lacrime.

Subsonica, foto di Chiara Mirelli

8 termina come termina il mio viaggio in treno, la giornata è ancora grigia, ma il mio umore è decisamente diverso. I Subsonica hanno prodotto un lavoro ottimo, probabilmente il migliore se consideriamo la seconda parte di carriera, senza pretese radiofoniche e senza scappatelle pop. La mancanza tra di loro si percepiva e il bisogno di ritrovarsi per fare quello per cui sono nati, premia tutti gli appassionati alla band. Un album per i fan, per Torino, per gli anni ’90 e per chi è cresciuto con le loro canzoni sentendosi un vero alternativo. Perché in un panorama musicale in cui ogni giorno la differenza diventa moda, i Subsonica restano un faro per l’indipendenza musicale.