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Emis Killa: «C’è molto fake nel panorama rap»

Da pugile a supereroe, il nuovo Emis Killa si racconta: «Mi auguro che nessuno dei nuovi trapper mi tiri mezza frecciata; gli chiudo la carriera come ha fatto 50 Cent con Ja Rule»

Emis Killa, foto di Graziano Moro

Emis Killa è uno di quegli artisti che pubblica dischi solamente quando ha qualcosa da dire. Lo si capisce quando metti su Supereroe (il suo nuovo album in uscita domani) e premi play sul giradischi. Nelle sue canzoni non c’è nulla studiato a tavolino, non c’è nulla di non vero, non c’è nulla di architettato per il semplice scopo di immettere qualcosa sul mercato che funzioni. «C’è molto fake nel mondo del rap ed è questo il motivo per cui a volte non ho lavorato con alcuni rapper. Non puoi parlare della malavita se poi quando becchi due schiaffi per strada mi chiami», mi dice saggiamente Emis al termine del party di presentazione del suo nuovo disco organizzato in un vecchio cinema nel centro di Milano.

«Io ho il rispetto dei fan ma anche di tutto l’ambiente rap perché sanno che non cazzeggio con la musica come non cazzeggio con le parole che utilizzo. Le peso sempre sia che mi trovi sul palco di fronte a duemila persone sia quando sono al bar con uno sconosciuto». Killa (ventinove anni a novembre) è cresciuto molto da Terza stagione: ha abbandonato le atmosfere cupe del passato per un sound più arioso e positivo, mantenendo però le tematiche che da sempre l’hanno contraddistinto nel panorama.

In Supereroe c’è tutto il suo presente ma anche il suo passato. “Ti ricordi quando non avevo niente/E dicevamo siamo sangue ed il sangue è per sempre/Con la roba sotto sella per strada a dicembre/Quando tornavo con le lame infilate nel ventre”, canta in Fuoco e benzina, la canzone con cui sarebbe dovuto andare al Festival di Sanremo («Mi hanno chiesto di fare questo esperimento, io non ero molto d’accordo», dice).

Emis Killa, foto di Arianna Airoldi

È un rapper old school: usa i social ma odia mettersi in mostra e condividere ogni singolo istante della sua vita, anche se la scena contemporanea sembra pensarla diversamente. Gli chiedo cosa ne pensa dei rapper influencer. «Ognuno sceglie chi essere. Odio chi ostenta troppo. Non sono mai stato fan dei rapper che mettono la mazzetta da trentamila euro in faccia a milioni di follower. Lo trovo volgare e immorale nei confronti di chi quei soldi li guadagna con due anni di lavoro. Ma se non hai lavorato neanche un giorno della tua vita e non hai mai visto tua madre farsi tre turni di pulizie per portare a casa da mangiare, probabilmente queste cose non le capirai mai. Sia chiaro, non sto dicendo che non si deve vivere nel lusso. Io sono il primo ad avere le scarpe da ottocento euro e il Rolex, però non posto la foto dello scontrino. Questa è la differenza tra me e loro».

Emis Killa si è dimostrato ancora una volta come uno dei migliori punti di riferimento per l’hip hop italiano. La sua crew con Supereroe si è allargata ancora di più: 6ix9ine rappa con lui sui versi di Dope 2 e Carl Brave su Senza cuore & senza nome («Quello con Carlo è l’unico featuring che ho cercato. È stato l’ultimo pezzo del disco che abbiamo registrato», mi confessa).

È affascinato dalla nuova scena trap al punto che ha aperto le porte del suo studio a Capo Plaza (“Ai miei piedi metto nuove scarpe e sono bianche bianche come cocaina/Nel letto c’ho due ragazze una caffè latte l’altra bianca cocaina/A te è scesa e non è più salita, la tua vita tutta in una riga”, canta il trapper salernitano nella track tre del disco), ma guai a farlo incazzare: «La loro è una scena molto più collaborativa rispetto a quello rap anche se sono più arroganti rispetto ai rapper della mia generazione. E questo va bene, limportante è che stiano sempre al loro posto. Mi auguro che nessuno di questi faccia lo sgarro di tirarmi mezza frecciata; gli chiudo la carriera come ha fatto 50 Cent con Ja Rule».