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“Daytona”, la lapidaria crudezza di Pusha T

Tra racconti del degrado del Bronx, frecciatine non troppo velate a Drake e critiche all’operato di Trump, “Daytona” rappresenta un ulteriore passo verso il Rinascimento della scena R&B attuale

La quantità di tracce contenute nell’album Daytona di Pusha T fa riflettere su una tendenza che sempre di più si sta verificando nel panorama musicale attuale: sempre più artisti scelgono di uscire con dischi con un esiguo numero di tracce rispetto al passato. Le produzioni recenti della GOOD Music di Kanye West ne sono l’esempio lampante.

Un’evoluzione a tratti drastica quella che sta vivendo la discografia internazionale, ma che vede come vincitore la condensazione del contenuto, del discorso che l’autore vuole portare avanti con il singolo album, in quanto ne guadagna in compattezza.

Questa descrizione può essere perfettamente attribuita anche all’ultima opera di Pusha T: basti esclusivamente osservare la sua cover, ovvero una fotografia del bagno devastato di Whitney Houston (pagata ottantacinquemila dollari), per comprendere che l’obiettivo dell’intera operazione è quello di sviscerare il lato più marcio tanto del Paese in cui abita quanto del suo stesso passato.

Tra i racconti di pusher e del degrado del Bronx, si intervallano frecciatine non troppo velate a Drake e critiche pesanti all’operato di Trump, dimostrando quanto Terrence LeVarr Thornton (vero nome dell’artista) sia una personalità necessaria all’interno di questo ambiente, proprio perché fortemente animata da un senso civile e politico il quale, riversato nelle sue tracce, destabilizza all’ascolto per la sua potenza devastante.

La furia di Pusha T (che sarà in concerto al Fabrique di Milano il 9 ottobre con la sua unica data italiana) esplode nel suo massimo vigore, specialmente nel pezzo conclusivo dell’album, Infrared, uno sfogo contro tutto ciò che non sopporta della società in cui vive e dell’industria nella quale lavora. Le basi utilizzate, che vanno dall’apice soul e climax drammatico dell’album di Hard Piano (nel quale il caloroso timbro di Rick Ross è chiamato a fare da contraltare alla vocalità rapida di Pusha T) fino ai ritmi spagnoli dell’onirica Santeria, sembrano delineare una sua netta volontà di discostarsi dal trend del momento per poter sperimentare con sempre nuove inusuali declinazioni del genere.

Daytona trascende quindi la sua identità di disco, diventando un poetico pugno nello stomaco dell’ascoltatore, con il quale riesce a colpire con indubbia efficacia ogni bersaglio del suo flow scatenato, al quale siamo ben felici non vengano imposte nessuna sorta di restrizioni o limitazioni.