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Gazzelle: «Non ho nessuna intenzione di produrre hit»

A marzo approderà per la prima volta al Mediolanum Forum di Milano e al Palalottomatica di Roma, ma prima un nuovo album nato ascoltando gli Oasis e la discografia pop dei Beatles

Gazzelle, foto di Young Goats

Nelle sue canzoni parla perlopiù di amori finiti, di malinconia. Scrive ispirandosi ai Beatles e agli Oasis, ama alla follia Miley Cyrus ma ai concerti ha la t-shirt degli Iron Maiden. Flavio è un tipo lunatico, sensibile, profondo. Uno la cui ascendente la percepisci anche quando timidamente balbetta prima di risponderti a una domanda. È uno di quelli che ce l’ha fatta perché è vero, uno senza sovrastrutture che, come ha ribadito nella nostra chiacchierata, preferisce di gran lunga portare avanti le canzoni a se stesso. In una scena musicale dove sembra una costante parlare di “sigarette fino alle sette”, caschi con su scritto Welcome to Favelas e giornali con Papa Francesco, lui ha ancora voglia di parlare di amori intangibili, concettuali, fatti di superbattiti e incubi in testa. E mentre Liberato ci parla della sua Napoli, Carl Brave X Franco 126 della loro Roma e i Coma_Cose della Milano che respirano, quella di porta ticinese, lui è più un cittadino dei sentimenti universali.

Reduce dal grande successo del disco d’esordio Superbattito, Gazzelle torna venerdì prossimo con Tutta la vita, una ballad amara e sincera, corale ma estremamente intima che anticipa l’atteso secondo album dal titolo top secret. Il brano è pregno di un’autoironia cinica, dove il punto di vista dell’autore diventa quello di tutti, persi nella quotidiana e affollatissima solitudine, con un soffio profondo di speranza nemmeno troppo velato, che riecheggia ben chiaro nel ritornello (“Abbiamo tutta la vita davanti / Sì, davanti a un bar / Mentre la notte ci mangia la pelle / Fermiamola / Spegnete i colori, i tormenti, i dolori, gli ombrelli, i malumori / Che noi, che noi stiamo bene anche soli”): «C’era odore di vernice fresca, e le tende erano così lunghe che si arrotolavano sul pavimento nuovo, mai calpestato prima, nell’airbnb in cui stavo dormendo a Milano per qualche motivo che non ricordo. Mi sembrava il posto perfetto per scrivere questa canzone, e anche il posto più sbagliato», spiega Gazzelle.

Gli struzzi mettono la testa sotto la sabbia per timore, anche tu all’inizio non ti mostravi per lo stesso motivo oppure è stata una mossa di marketing?
Escluderei la mossa di marketing perché non mi ritengo così intelligente (ride). In realtà più che un timore era la voglia di attirare l’attenzione solamente sulla mia musica. È stata una mossa pensata e fatta all’improvviso per mantenere la mia riservatezza, per dividere la musica dalla mia persona.

Il momento quindi più importante è stata la firma con Maciste Dischi?
Si certo, da lì in poi è cambiato tutto. Da solo non avrei avuto né i mezzi né le energie per fare tutto quello che ho fatto e farò. Io sono dell’idea che chi canta deve pensare solamente a cantare.

Su YouTube gira un video in cui canti Bella ciao ma, a prescindere dall’ideologia politica, possiamo dire che Flavio è il Beppe Grillo dell’itpop, cioè la novità che piace veramente un po’ a tutti?
Oddio, è un po’ azzardato come abbinamento (ride). Se dovessi scegliere qualche uomo politico da paragonare al mio iter musicale non sceglierei di certo lui. Grillo si è fatto strada in maniera populista mandando affanculo tutti mentre io mi sono fatto strada in punta di piedi.

Gazzelle all’Atlantico di Roma

La maggior parte delle volte parli di storie d’amore finite, mi sembra un po’ il tuo marchio di fabbrica. Giusto?
Per parlare di una storia d’amore bisogna che questa sia finita, perché mentre la stai vivendo la devi appunto vivere.

I fan devono augurarti di non trovare la persona giusta oppure scriverai anche di momenti stabili e sereni?
Le mie canzoni non sono il mio diario sono più delle proiezioni; delle immagini che ho nella testa. Il novanta percento delle volte derivano da vita vissuta mentre quel dieci percento parlano della vita che vorrei vivere o della vita che avrei voluto vivere. Non è tanto quello che mi succede che finisce nelle canzoni ma è più l’ispirazione che deriva da quello che mi succede e che mi sprona a scrivere canzoni. È un modo per terapizzarmi (ride).

La più nota testata di musica in Italia ti ha un po’ stroncato all’uscita del disco. Credi che nella vita se qualcosa vale, alla fine, prima o poi, arriva anche se te la gufano?
In realtà credo sia stata una vicenda figa. Le critiche, come dice anche il mio manager, sono importanti quando ti danno il minimo o il massimo, nel caso di quella testata lì una stella o cinque. Il tempo poi mi ha dato ragione. Comunque, la critica della stampa non mi interessa, quello che mi interessa sono i pareri dei fan e su questo sono messo bene (ride). Anche Vasco Rossi e Rino Gaetano (i suoi artisti italiani preferiti ndr.) sono stati all’inizio della carriera stroncati dalla stampa… ma poi sappiamo tutti com’è finita per loro.

Cosa stai ascoltando in questo momento?
Sono lunatico anche sulla musica che ascolto. Ultimamente però mi è capitato di cercare ispirazione ascoltando gli Oasis e la discografia pop dei Beatles. Sto cercando un sound che si possa avvicinare a quello inglese; molto suonato e con pochi synth. Insomma, sto cercando l’essenza di quei suoni eterni. Il nuovo disco sarà sicuramente più emozionale; non ho nessuna intenzione di produrre hit o commercializzarmi, anzi voglio andare a cercare l’eternità delle canzoni. Ecco: voglio scrivere canzoni che durino per sempre.

Che alla fine è un po’ l’obiettivo di tutti gli artisti.
Si esatto. Al momento non sono proiettato a cercare di fare musica spudoratamente mainstream e pop. Voglio semplicemente scrivere canzoni belle e arrangiarle nel migliore dei modi possibili.